Alla scoperta della scienza

Fai uno sbaglio? Le donne lo capiscono prima

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Lunedì, 8 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Ricerca

Il gruppo di ricerca di Alice Mado Proverbio dell’Università di Milano-Bicocca insieme a Federica Riva e Alberto Zani dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare (Ibfm) di Milano ha registrato i potenziali bioelettrici cerebrali negli esseri umani alla ricerca dei ‘neuroni specchio’, già identificati nella scimmia con registrazione da singola cellula. Lo studio, recentemente apparso sulla rivista Neuropsychologia, consente di comprendere i processi neuronali che si attivano nel momento in cui osserviamo un’azione ‘sbagliata’ inducendoci, per esempio, a non imitarla.

E’ noto che azioni dotate di scopo, come raccogliere un frutto per mangiarlo, attivano il sistema fronto-parietale di ‘neuroni specchio’ (riguardante il giro frontale inferiore, il lobulo parietale inferiore sinistro e il solco temporale superiore, STS),  in misura maggiore di azioni non finalizzate o meno salienti, per esempio, raggiungere un frutto senza raccoglierlo, oppure raccoglierlo per poi gettarlo via.

Sembra, quindi, che esistano popolazioni neurali premotorie e somatosensoriali coinvolte sia nell’osservazione delle azioni finalizzate compiute da altri, sia nell’imitazione, nell’immedesimazione e nell’apprendimento.
Mado Proverbio e i suoi colleghi hanno testato l’esistenza di questo circuito in 23 studenti universitari maschi e femmine, stimolandoli con immagini visive e registrando da 128 sensori l’attività cerebrale evocata dalla stimolazione mediante la tecnica dei potenziali bioelettrici evocati dalla stimolazione sensoriale (potenziali correlati ad eventi, ERP).


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Scoperto il più lontano buco nero nello spazio profondo

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Venerdì, 5 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Spazio

Usando il Very Large Telescope dell’ESO, gli astronomi hanno scoperto un buco nero di massa stellare in un’altra galassia, molto più lontano rispetto a tutti i buchi neri individuati finora. Con una massa superiore a 15 volte quella del nostro Sole, questo buco nero stellare è il secondo più massiccio scoperto fino ad ora e fa coppia con una stella che diventerà presto anch’essa un buco nero.

I buchi neri stellari scoperti nella Via Lattea raggiungono masse fino a dieci volte quella del Sole e non vanno certo presi alla leggera. Eppure, spingendosi oltre la nostra galassia, questi potrebbero essere solo dei ‘pesi piuma’, visto che gli astronomi hanno scoperto un altro buco nero con una massa superiore a quindici volte quella del Sole. Si tratta del terzo oggetto di questo tipo individuato finora.

Buco Nero

Il buco nero appena annunciato si trova nella galassia a spirale NGC 300, distante sei milioni di anni-luce dalla Terra.

È dunque il buco nero stellare più lontano scoperto finora e di cui si è potuta determinare la massa, ed è anche il primo ad essere osservato al di fuori del Gruppo Locale, il nostro ‘vicinato’ galattico.
L’insolita compagna del buco nero è una cosiddetta stella Wolf-Rayet, anch’essa con una massa pari a circa venti volte quella del Sole. Le stelle Wolf-Rayet sono prossime al termine della loro vita, e durante questa fase rilasciano i loro strati esterni nello spazio circostante prima di esplodere sotto forma di supernovae, mentre il loro nucleo collassa e formerà infine un buco nero.


ESO PR Photo 04a/10 - Il buco nero all’interno di NGC 300 X-1 (illustrazione artistica)


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La seconda legge di Newton e i dubbi sulla materia oscura

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Venerdì, 5 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Spazio

Una nuova versione di una vecchia teoria propone una modifica alla seconda legge di Newton e mette in dubbio l’esistenza della materia oscura. Dunque per la materia oscura non c’è pace. Ogni volta che qualcuno deduce la sua presenza in nuove zone, ecco spuntare teorie che addirittura ne smentiscono l’esistenza. L’ultima è tornata alla ribalta in questi giorni ed è una versione rinnovata di un’ipotesi risalente ai primi anni 80.

Legge Newton e materia oscura

Secondo questa teoria in determinate circostanze la seconda legge di Newton, quella che dice "forza uguale a massa per accelerazione", va ritoccata. Si tratterebbe di una piccola modifica, che una volta applicata avrebbe importanti conseguenze anche sulla materia oscura. L’esistenza di tale materia è infatti frutto della deduzione: sappiamo che le traiettorie di molte stelle e galassie sono perturbate dall’attrazione gravitazionale esercitata da qualcosa che non vediamo.

E deduciamo che quel qualcosa sia materia che non emette luce. La materia oscura per l’appunto.
La piccola modifica alla legge di Newton spiegherebbe queste traiettorie e renderebbe di fatto inutile ipotizzare la presenza della materia oscura.


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Cena in Emmaus: svelati i segreti del caravaggio

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Giovedì, 4 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Tecnologia

La ricerca del disegno nei dipinti di Caravaggio è sempre stata una sfida per gli studiosi dell’artista, nel tentativo di convalidare o contraddire alcune fonti storiche sul fatto che il pittore non ricorresse alla fase grafica preliminare. La scoperta dell’underdrawing nella “Cena in Emmaus”, capolavoro conservato nella Pinacoteca di Brera, getta nuova luce sulla genesi dell’opera di Caravaggio.

Cena Emmaus Caravaggio

La ‘rivelazione’ si deve allo studio effettuato da parte dell’Opificio delle Pietre Dure (OPD) e ad una sofisticata tecnologia, lo scanner Multi-NIR (Scanning Multispectral IR reflectography) realizzato dall’Istituto Nazionale di Ottica (INO) di Firenze che da oltre vent’anni collabora con le Soprintendenze e gli istituti di restauro nel settore della diagnostica dei Beni Culturali.

Mai come in questo caso una scoperta storico-artistica è stata fortemente voluta e perseguita, in un intreccio d’intuizione storica, concretezza dell’analisi delle pratiche di lavoro e avanzamento scientifico. La sorprendente realtà si è concretizzata sotto gli occhi degli studiosi dell’Opificio delle Pietre Dure, dove ha sede uno dei laboratori dell’INO-CNR: lo Scanner Multi-NIR come un terzo occhio ha indagato il dipinto a livelli di profondità e con una risoluzione mai raggiunti prima


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L’esperimento Borexino guarda al centro della terra

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Mercoledì, 3 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Fisica

Una nuova dimostrazione della straordinaria qualità della fisica italiana. L’esperimento Borexino ai Laboratori sotterranei del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ha visto in modo certo, per la prima volta al mondo, particelle provenienti dall’interno della Terra, là dove si forma il calore del nostro pianeta.

Esperimento Boxerino

Lo studio viene pubblicato dal sito scientifico online arXiv.org. I ricercatori di Borexino (provenienti da istituti italiani, americani, tedeschi, russi e polacchi) coordinati dal professor Gianpaolo Bellini, dell’INFN di Milano, hanno visto per la prima volta con l’esperimento situato nei Laboratori del Gran Sasso, i “geoneutrini”. Cioè gli antineutrini (la più piccola e elusiva particella di antimateria) provenienti dall’interno del nostro pianeta.

Queste leggerissime particelle ci dicono che migliaia di chilometri sotto la crosta terrestre, degli elementi radioattivi come l’uranio si trasmutano (decadono) e producono enormi quantità di quel calore che muove i continenti, scioglie le rocce e le trasforma in magma e lava per i vulcani.
Tramite i geoneutrini, gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare hanno la prova che questa radioattività sia una delle principali fonti di energia del pianeta, anche se probabilmente non l’unico combustibile della fucina che produce le decine di migliaia di miliardi di Watt che scaldano la Terra.


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Dalla vitamina C una speranza per il cuore

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Mercoledì, 3 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Medicina

Il gruppo di ricerca del professor Francesco Violi, direttore della Ia Clinica Medica della Sapienza, ha messo a punto una nuova terapia a base di vitamina C per la cura dell’infarto.

La ricerca ha dimostrato che la somministrazione di acido ascorbico dopo un’operazione angioplastica è in grado di migliorare il flusso del sangue e la contrattilità del cuore. In questo tipo di intervento infatti si verifica, a causa di processi ossidativi, una ripresa della circolazione coronarica non completamente adeguata.

Questo fenomeno, chiamato “no-reflow”, è pericoloso perché peggiora l’aspettativa di vita e aumenta il rischio di re-infarto.


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L'osso torna nuovo con un'iniezione di materiale bioceramico riassorbibile

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Martedì, 2 marzo 2010 • Commenti 1 • Categoria: Concept & Progetti

Prosegue la ricerca in campo ortopedico e ancora una volta l'eccellenza italiana mette a segno uno straordinario passo avanti nel trattamento delle fratture da traumi del sistema schelettrico.
Stiamo parlando di un nuovo materiale composito perfezionato dall’Istituto per i materiali compositi e biomedici del Consiglio nazionale delle ricerche (Imcb-Cnr) di Napoli, utilizzabile come sostituto osseo per il trattamento delle fratture e delle patologie del sistema scheletrico, come la perdita di sostanza ossea o l’osteoporosi.

Il brevetto è stato depositato con Finceramica Faenza S.p.a., società nata come spin-off dall’Istituto della scienza e tecnologia dei materiali ceramici del Cnr (Istec-Cnr) di Faenza, che si occuperà del potenziale sfruttamento industriale.

La soluzione è composta da un polimero sintetico e del materiale bioceramico riassorbibile iniettabile con tecniche chirurgiche o vie d’accesso anatomiche mini invasive. La solidificazione avviene in pochi minuti, compatibilmente con i tempi della chirurgia, colmando il difetto osseo e stimolando la rigenerazione.

Una volta riassorbito, infatti, il materiale promuove il processo di rigenerazione del tessuto osseo, come dimostrato da studi preclinici effettuati presso gli Istituti Ortopedici Rizzoli di Bologna, riparando così fratture che presentano tempi lunghi di recupero o riempiendo cavità dovute a interventi chirurgici particolarmente demolitivi.


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Pubblicata dalla NASA la miglior foto della Terra ad oggi disponibile

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Lunedì, 1 marzo 2010 • Commenti 1 • Categoria: Spazio

Mai si era potuta vedere un'immagine a così alta risoluzione della Terra. I ricercatori della NASA del Goddard Space Flight Center hanno di recente caricato su Flickr una serie sorprendente di immagini composite del nostro pianeta, chiamato "Blue Marble".

E' uno sguardo mozzafiato di Gaia, una visuale normalmente riservata ai soli astronauti e che rende difficile non comprenderne la sua fragilità e la bellezza naturale.
Ovviamente, a differenza di Google Earth, non si è in grado di trovare la propria casa sulla foto - ma l'effetto è decisamente notevole. Si tratta infatti della migliore immagine del "posto" che tutti noi chiamiamo 'casa'.

Blue Marble - Foto alta risoluzione terra NASA

Le foto, messe insieme da un team della NASA, sono il risultato di mesi di meticoloso impegno, mettendo insieme migliaia di foto a colori scattate recentemente. La copertura nuvolosa è stata minimizzata tenendo separate le foto nel corso di diversi giorni e la compilazione finale ha tenuto conto di tutte le possibili visuali senza ostacoli di tutti i continenti.


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