Alla scoperta della scienza

MoCas, il bracciale telematico per controllare e aiutare gli anziani soli in casa

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Martedì, 27 luglio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Concept & Progetti

Gli anziani del Sesto Municipio di Roma, o almeno alcuni di essi, quest'anno avranno un badante elettronico. Dalla collaborazione tra Municipio, Italte, l'associazione di volontari Contreta-Mente e ADItech di Ancona, avranno al polso una sorta di orologio che non segna l'ora ma comunica, a chi di dovere, i parametri vitali della persona.

mocas bracciale anziani

MoCaS, ovvero Mobile Care System, è stato inventato dalla anconetana ADItech che ha ricevuto fondi dalla Regione Marche per portarlo a termine. E' un bracciale denso di sensori che rilevano per esempio la temperatura della pelle dell'individuo, la confronta con la temperatura esterna e ricava quindi una indicazione sullo stato di benessere o di stress. Un altro sensore invece tiene sotto controllo le pulsazioni cardiache e ricalcola il loro ritmico se si sta facendo attività fisica oppure se si è a riposo. Un altro sensore ancora controlla la conducibilità della pelle e da ciò ricava altre indicazioni utili. Un altro ancora è invece capace di capire se la persona è, malauguratamente, caduta per terra.

Quando c'è qualche parametro sballato MoCaS comunica via Bluetooth col telefono cellulare o con la stazione radio base posta in casa che, automaticamente, trasferisce i parametri ai centri di allarme, all'ospedale, alla Guardia Medica, ai volontari. Insomma a chi può correre a controllare e dare una mano.


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L'osso torna nuovo con un'iniezione di materiale bioceramico riassorbibile

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Martedì, 2 marzo 2010 • Commenti 1 • Categoria: Concept & Progetti

Prosegue la ricerca in campo ortopedico e ancora una volta l'eccellenza italiana mette a segno uno straordinario passo avanti nel trattamento delle fratture da traumi del sistema schelettrico.
Stiamo parlando di un nuovo materiale composito perfezionato dall’Istituto per i materiali compositi e biomedici del Consiglio nazionale delle ricerche (Imcb-Cnr) di Napoli, utilizzabile come sostituto osseo per il trattamento delle fratture e delle patologie del sistema scheletrico, come la perdita di sostanza ossea o l’osteoporosi.

Il brevetto è stato depositato con Finceramica Faenza S.p.a., società nata come spin-off dall’Istituto della scienza e tecnologia dei materiali ceramici del Cnr (Istec-Cnr) di Faenza, che si occuperà del potenziale sfruttamento industriale.

La soluzione è composta da un polimero sintetico e del materiale bioceramico riassorbibile iniettabile con tecniche chirurgiche o vie d’accesso anatomiche mini invasive. La solidificazione avviene in pochi minuti, compatibilmente con i tempi della chirurgia, colmando il difetto osseo e stimolando la rigenerazione.

Una volta riassorbito, infatti, il materiale promuove il processo di rigenerazione del tessuto osseo, come dimostrato da studi preclinici effettuati presso gli Istituti Ortopedici Rizzoli di Bologna, riparando così fratture che presentano tempi lunghi di recupero o riempiendo cavità dovute a interventi chirurgici particolarmente demolitivi.


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L'osso di legno italiano è la trentesima migliore scoperta dell'anno

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Giovedì, 17 dicembre 2009 • Commenti 1 • Categoria: Concept & Progetti

Il settore dell'ortopedia è uno dei campi in cui l'innovazione fa veri passi da gigante. Il Rivista Time ha stilato le 50 migliori scoperte dell'anno a al trentesimo posto troviamo l'italianissimo "osso di legno".

Realizzato dall’Istituto di scienza e tecnologia dei materiali ceramici (Istec), si tratta di un impianto osseo che al contrario di quelli metallici o ceramici in uso non dovrà essere rimosso o sostituito perché il nuovo materiale viene ricostruito dalle cellule e accolto dall’organismo.

All'Istec-Cnr si occupano da anni di tessuto osseo e la tecnologia è già in grado di riprodurre un osso chimicamente simile a quello umano.
Ma l'obiettivo dell'Istec è ottenere un materiale che abbia le stesse caratteristiche di organizzazione micro-strutturale, elasticità e resistenza meccanica. Una struttura complessa che solo la natura è in grado di mettere in atto.

Da qui è nata l’idea di ‘prendere in prestito’ dagli alberi la materia prima.


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Fantascienza? No, la vista bionica è in sperimentazione.

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Domenica, 18 gennaio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Concept & Progetti

La University of Washington ha realizzato delle lenti a contatto degne delle più futuristiche fantasie. In queste lenti è inserito in micro circuito stampato con la capacità di emettere luce.
Questo genere di tecnologia apre la porta a molte applicazioni possibili, comprese HUD (Head-Up display) e display immersivi.


Pensando a film come Terminator, ma non solo, questi occhi bionici in grado di 'zoommare' su oggetti molto distanti, di aprire poi finestre di dettaglio nel proprio campo visivo o di creare un mirino virtuale, sono all'ordine del giorno. E a quanto pare non sono effetti speciali da cinema!

Utilizzando uno strumento familiare come una lente a contatto, gli ingegneri dell'Università di Washington hanno per la prima volta utilizzato tecniche di produzione al microscopio per combinare una lente morbida flessibile e biologicamente sicura, con un circuito stampato.


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