Alla scoperta della scienza

Risolto il mistero della polvere mancante nelle galassie della Vergine

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Lunedì, 23 agosto 2010 • Commenti 0 • Categoria: Spazio

In alcune zone del gigantesco ammasso della Vergine - un agglomerato di almeno 2.500 galassie distante da noi 55 milioni di anni luce - la polvere che permea lo spazio tra le stelle, l’ingrediente fondamentale per la formazione di nuovi astri, è a rischio di estinzione. In particolare questo fatto è drammaticamente evidente in quelle galassie definite “ellittiche”, già note per avere un bassissimo tasso di formazione di nuove stelle.

A scoprire il perché è stato un team internazionale di ricercatori, molti dei quali italiani e dell’INAF, sfruttando i dati raccolti dagli strumenti del telescopio spaziale Herschel dell’Agenzia Spaziale Europea.

Gli “occhi” del satellite, studiati per osservare l’emissione nell’infrarosso della polvere a bassa temperatura, dell’ordine di poche decine di gradi al di sopra dello zero assoluto, cioè intorno ai 250 gradi centigradi sotto zero, hanno iniziato a mappare la radiazione emessa nello spazio da questa polvere all’interno delle galassie dell’ammasso.
Finora è stato completato solo il 6 per cento del lavoro previsto, ma i primi dati registrati dall’osservatorio spaziale sono così ricchi di informazioni che hanno permesso al team di scoprire una profonda differenza fra le galassie a spirale, che attualmente stanno formando nuove stelle, e le galassie ellittiche, in cui sono presenti solo stelle di più antica formazione. Le prime appaiono brillanti anche agli strumenti di Herschel a causa della quantità di polvere che contengono, mentre nelle galassie ellittiche la polvere risulta quasi totalmente assente.


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Il viaggio lunghissimo. Da fuori la nostra Galassia all'atomo

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Sabato, 21 agosto 2010 • Commenti 1 • Categoria: Spazio

Che distanza intercorre tra un punto qualsiasi dell'Universo, milioni di anni luce fuori della nostra galassia e un atomo di una foglia presente sulla nostra amata Terra? Una distanza enorme, quasi infinita, impossibile da percorrere ma solo immaginare.
Un viaggio che dura milioni di anni luce, dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo.

Un'esperienza ad immagini che condividiamo con voi e che vi porteranno sicuramente a riflettere e capire quanto siamo piccoli, in parte insignificanti, e sicuramente non soli in questo sterminato universo.
Miliardi di sistemi stellari, in una immensità che è difficile solo comprendere.

Una galleria di immagini da non perdere e percorrere foto per foto, per capire quanto sia straordinaria la nostra vita ma anche quanto è piccola e infinitamente fragile.


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Il caso della Nova V407 Cygni e i raggi gamma

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Sabato, 14 agosto 2010 • Commenti 0 • Categoria: Spazio

Il telescopio per raggi gamma Fermi LAT opera in modo da osservare tutto il cielo ogni tre ore, dedicando in media circa mezz’ora ad ogni direzione del cielo. Confrontando i dati raccolti durante passaggi successivi ci si può rendere conto se il cielo è tranquillo oppure se stia succedendo qualcosa, per esempio se una sorgente stia mostrando segni di irrequietezza diventando più brillante o più debole. In alcuni casi si vedono apparire sorgenti che prima non c’erano. Allora è naturale chiedersi quale possa essere l’oggetto celeste responsabile di questa subitanea emissione di fotoni gamma, ognuno dei quali trasporta energia equivalente a miliardi di fotoni ottici.

Nova V407

La prassi, in questi casi, è controllare gli annunci astronomici online per vedere se qualcosa di interessante sia stato visto dalla stessa regione del cielo ad altre lunghezze d’onda. Nel caso si abbia fortuna e si trovi un potenziale colpevole, inizia uno studio dettagliato per capire se la sorgente variabile rivelata da Fermi e quella riportata da telescopi che operano nell’ottico, nel radio o nei raggi X siano lo stesso oggetto. Se le posizioni coincidono si deve studiare la tempistica per capire se l’aumento di luminosità sia contemporaneo oppure se ci siano anticipi o ritardi.

Ovviamente vedere emissione contemporanea a diverse lunghezze d’onda è un dato importantissimo per identificare la nuova sorgente gamma con un determinato oggetto celeste.

“Altrettanto importante, almeno dal punto di vista psicologico, è sapere che l’oggetto in questione appartiene ad una classe di sorgenti ‘certificate’, cioè già rivelate nei raggi gamma”

dice Patrizia Caraveo, responsabile INAF dello sfruttamento scientifico dei dati della missione Fermi

“se ci si trova tra le mani un oggetto totalmente nuovo, sul quale nessuno non aveva mai nemmeno pensato di fare previsioni,  è molto più difficile trarre conclusioni”.


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Chi ha paura delle tempeste solari? 2012 o 2013?

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Giovedì, 5 agosto 2010 • Commenti 0 • Categoria: Spazio

Nuove minacce provenienti dallo spazio sembrano affacciarsi cupe sul nostro pianeta. Si sta parlando delle tempeste solari che però non dovrebbero abbattersi più nel 2012, come finora annunciato da una serie di più o meno fantasiose ipotesi di catastrofi (peraltro tutte prive di ogni fondamento), ma nel 2013.

E il responsabile sarebbe il Sole, proprio la nostra stella che con la sua radiazione e il suo calore ha permesso di originare e mantenere la vita sulla Terra. Intense tempeste solari potrebbero infatti portare danneggiamenti temporanei o addirittura permanenti dei satelliti in orbita intorno alla Terra, con danni incalcolabili sulle telecomunicazioni e ai sistemi di navigazione, oltre a black-out elettrici concentrati nelle zone del pianeta poste a latitudini medio-alte.


Foto di Image Editor

Uno scenario davvero preoccupante, prospettato non da uno scrittore di fantascienza ma dall’autorevole NASA, l’Agenzia Spaziale statunitense. L’occasione per rilasciare queste dichiarazioni non certo tranquillizzanti è stata la tempesta geomagnetica in corso in queste ore sulla Terra, accompagnata dall’apparizione dell’aurora boreale.
A causarla, l’impatto di una enorme bolla di gas emessa dal Sole con la magnetosfera terrestre, l’invisibile “scudo” che protegge il nostro pianeta dalla maggioranza delle particelle che vagano nello spazio.

Dobbiamo dunque tornare a preoccuparci, accontentandoci di vivere tranquilli solo per qualche mese in più dopo il 2012?

“Allo stato attuale delle nostre conoscenze è praticamente impossibile fare previsioni così circostanziate sulle future tempeste solari e i loro effetti sulla Terra e sulle infrastrutture tecnologiche umane”

commenta Mauro Messerotti, dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Trieste, esperto di fisica solare e relazioni Sole-Terra.


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Incredibile scoperta in cielo: R136a1, la piu' grande stella mai scoperta fin'ora

Scritto da pachi • Giovedì, 22 luglio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Spazio

Grazie al potente occhio del supertelescopio Very Large Telescope dell'Eso, installato nel deserto di Atacama, in Cile, un gruppo di ricercatori guidato da Paul Crowther, astrofisico della Sheffield University, ha potuto individuare R136a1, la piu' colossale stella mai individuata, già ribattezzata "la stella mostro".

100scienze la stella mostro


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La scoperta di vulcani attivi sulla superficie di Mercurio.

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Venerdì, 16 luglio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Spazio
Per la prima volta dopo 35 anni un satellite torna a far visita al pianeta. Le immagini scattate nei tre fly-by della sonda MESSENGER della NASA provano che c'è stata attività geologica recente. La scoperta pubblicata su Science è firmata da un astronomo dell'INAF-OA Padova.

Il primo e più sconosciuto pianeta del Sistema Solare è vivo, geologicamente parlando. Sulla superficie di Mercurio ci sono le prove di attività vulcanica recente.
È la sorprendente scoperta di una ricerca pubblicata questa settimana su Science, guidata da Louise Prockter della NASA, con il contributo di Gabriele Cremonese dell'INAF Osservatorio Astronomico di Padova e colleghi dell'Università di Padova, Simone Marchi e Matteo Massironi.

Mercurio è un po' la Cenerentola del Sistema Solare. Il più vicino al Sole, il più piccolo tra i pianeti interni, difficile da osservare con i telescopi per l'abbagliante luce da cui è investito, è stato visitato nel 1974-75 dalla missione Mariner 10.
Più di 30 anni dopo, la sonda MESSENGER della NASA, lanciata nel 2004 e ormai giunta a destinazione, torna a riaccendere i riflettori. Nei tre fly-by effettuati per il posizionamento nell'orbita definitiva (che sarà raggiunta nel marzo 2011), la sonda ha scattato foto che raccontano un passato meno placido di quanto si pensasse. Anche Mercurio, come recentemente si è scoperto per Venere, è stato scombussolato da eruzioni vulcaniche e travolto da tempeste magnetiche.

“In particolare abbiamo osservato un bacino di origine vulcanica caratterizzato da una superficie eccezionalmente liscia, dove un tempo scorreva lava”,

spiega Cremonese.

“Questa depressione, di 230 chilometri di diametro, presenta un anello circondato da depositi minerali brillanti che potrebbero costituire la più interessante evidenza vulcanica di Mercurio identificata finora”.


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Svelato il mistero della nascita delle stelle massicce

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Mercoledì, 14 luglio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Spazio

Gli astronomi hanno ottenuto per la prima volta l’immagine di un disco di polvere che avvolge una stella massiccia appena nata, fornendo la prova diretta che la formazione delle stelle massicce avviene nello stesso modo delle loro sorelle più piccole. Questa scoperta, realizzata grazie ad una combinazione di telescopi dell'ESO, è descritta in un articolo di questa settimana di Nature.

"Le nostre osservazioni mostrano un disco che circonda una giovane stella di grande massa allo stadio embrionale, ora completamente formatasi",

spiega Stefan Kraus, che ha guidato lo studio.

Scoperta la formazione di una stella
cliccate per ingrandire

"Si può dire che il bambino sta per nascere!"

Il team di astronomi ha focalizzato il proprio interesse su un oggetto conosciuto con il nome criptico di IRAS 13481-6124. La giovane stella al centro, una ventina di volte la massa del nostro Sole e con un raggio cinque volte superiore, ancora circondata dal suo bozzolo pre-natale, si trova nella costellazione del Centauro, a circa 10.000 anni luce di distanza.

Dalle immagini d'archivio ottenute grazie al telescopio della NASA Spitzer Space Telescope, nonché dalle osservazioni fatte con il telescopio submillimetrico da 12 metri APEX, gli astronomi hanno scoperto la presenza di un getto.

“È comune osservare i getti intorno a giovani stelle di piccola massa e generalmente indicano la presenza di un disco", dice Kraus.

I dischi circumstellari sono un ingrediente essenziale nel processo di formazione delle stelle di piccola massa come il nostro Sole. Tuttavia, non è noto se tali dischi siano presenti anche durante la formazione di stelle più massicce di dieci masse solari, dove la forte luce emessa potrebbe impedire alla massa di cadere nella stella. Per esempio, è stato ipotizzato che le stelle massicce potrebbero formarsi dalla fusione di  stelle più piccole.


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Le imperfette esplosioni cosmiche delle Supernovae Ia

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Venerdì, 2 luglio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Spazio

Nell’Universo anche le più immani catastrofi non sono sempre perfette. Come le esplosioni delle Supernovae, in cui una stella si disintegra emettendo in pochi secondi miliardi di volte la luminosità del nostro Sole. Finora gli astronomi ritenevano che una certa classe di questi oggetti celesti, le cosiddette Supernovae di tipo Ia esplodessero in modo simmetrico, come una gigantesca bolla sferica che si espande nello stesso modo e con la stessa velocità rispetto al suo nucleo centrale.

Quella che si direbbe un’esplosione ideale. Oggi però lo studio condotto da un team internazionale di astronomi a cui hanno partecipato due astrofisici italiani dell'INAF, Stefano Benetti e Paolo Mazzali, mostra come questo tipo di fenomeni si sviluppi in modo asimmetrico, almeno per quanto riguarda le Supernovae Ia.

Esplosione asimmetrica supernovae

Il risultato non è di poco conto, poiché questo tipo di Supernovae è da anni il principale strumento a disposizione degli astronomi per studiare l’Universo. Grazie ad esse è stato infatti scoperto negli anni scorsi che l’Universo non solo si sta espandendo, ma anzi sta accelerando la velocità con cui lo fa.
Nonostante questi fondamentali successi, gli astronomi erano finora assai discordi nel ritenere che tutte le Supernovae Ia avessero davvero le stesse caratteristiche e quindi potessero essere confrontate le une con le altre.
Vi erano infatti evidenze osservative che sembravano dimostrare il contrario.


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