Se le esperienze spirituali sono una questione di cervello. Ricerca italiana scopre il nesso.
Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Martedì, 23 febbraio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Ricerca
Un team di ricercatori italiani ha individuato le aree del cervello il cui funzionamento potrebbe spiegare le esperienze spirituali. Lo studio pubblicato sulla rivista Neuron.
I ricercatori, tra i quali per l'Università della Sapienza di Roma Salvatore Maria Aglioti, hanno esaminato un campione di persone colpite da lesioni cerebrali notando un cambiamento di quei tratti di personalità specificamente associati alla spiritualità e al senso di trascendenza. In particolare, il confronto tra la sede della lesione e i cambiamenti di personalità, ha mostrato le aree maggiormente associate all’aumento di autotrascendenza, identificate con le aree temporo-parietali dell’emisfero sinistro e destro.
I risultati dello studio evidenziano come la spiritualità sia strettamente legata alla percezione neurale del corpo.
Di qui la considerazione che le differenze individuali nella spiritualità potrebbero essere collegate a differenze nei livelli di attivazione di circuiti nervosi nei quali le regioni lobo temporo-parietale rivestono fondamentale importanza.

Si chiama Pumilio ed è una proteina prodotta dalle cellule nervose (neuroni) già nelle prime fasi dello formazione del nostro cervello. Il suo compito è quello di regolare lo sviluppo dei neuroni, dando loro quelle forme e strutture che li rendono adatti a svolgere la loro funzione principale, vale a dire ricevere e trasmettere informazioni.
I dati dello Studio Eros (European Registers of Stroke), la cui parte italiana è stata coordinata da Antonio Di Carlo dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) e da Domenico Inzitari dell’Università di Firenze, evidenziano come si potrebbe, attraverso la prevenzione, ridurre dell’1% all’anno l’incidenza dell’
Con una semplice risonanza magnetica cerebrale è possibile prevedere lo sviluppo di disabilità e, quindi, provare a prevenirla.
Circa il 30% dei pazienti affetti da epilessia è resistente ai farmaci antiepilettici abitualmente usati per controllare le crisi.
Nell'ultimo numero della rivista SCIENCE è stata pubblica uno studio sulla malattia di Alzheimer che ha importanti implicazioni sia nell'ambito dello screening genetico che della terapia.
Durante un'ischemia, quando il sangue non arriva più a una porzione del cervello, per esempio a causa dell'ostruzione o della rottura di un vaso sanguigno, alcuni neuroni cominciano a morire per mancanza di ossigeno e di altri elementi nutritivi. 
