Depressione Post Partum: rischio poco valutato
Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Mercoledì, 16 giugno 2010 • Commenti 0 • Categoria: SaluteLa depressione post partum colpisce circa il 10% delle donne che partoriscono, più di 50.000 casi l’anno nel nostro Paese, con un costo sociale valutato in circa 500 milioni di euro in 12 mesi. Il prof. Giorgio Vittori, Presidente della SIGO ha spiegato il fenomeno:
“Nonostante questi dati il rischio di sviluppare depressione non viene valutato di routine dai ginecologi durante gli incontri pre parto. E dopo il parto, solo nel 45% delle strutture è previsto un monitoraggio delle mamme ‘a rischio’.
E il tempo dedicato all’informazione prima della dimissione è inadeguato per il 72% dei ginecologi. In questo quadro con riferimento al recente fatto di cronaca che ha visto una giovane madre uccidere il proprio figlio di pochi mesi, la procedura del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) extraospedaliero per le donne affette da depressione post partum, a rischio di infanticidio, potrebbe costituire una strategia di contenimento dedicata alla donna e alle speciali necessità del periodo post partum.”

I dati sulla depressione post-partum sono stati raccolti da SIGO nel corso di un’indagine promossa fra i propri soci. E su questa base, la SIGO ha attivato, già nel 2008, “Non lasciamole sole”, una campagna nazionale con l’obiettivo di costruire una rete di protezione per tutelare soprattutto le donne più fragili. Il progetto della SIGO ha coinvolto più specialisti: se il ginecologo si afferma come prima figura di riferimento (molto importante per il 63%), rivestono un ruolo chiave anche lo psicologo (59%), l’ostetrica (52%), il medico di famiglia (30%) e il pediatra (24%).
“Alla prevenzione deve però immediatamente seguire una presa in carico del problema da parte dei singoli professionisti, un concreto impegno delle autorità nazionali e locali, anche dal punto di vista organizzativogestionale e una stretta collaborazione con le donne e i loro familiari
spiega Vittori,
senza esitare.
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Il gruppo di ricerca di Alice Mado Proverbio dell’Università di Milano-Bicocca insieme a Federica Riva e Alberto Zani dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare (Ibfm) di Milano ha registrato i potenziali bioelettrici cerebrali negli esseri umani alla ricerca dei ‘neuroni specchio’, già identificati nella scimmia con registrazione da singola cellula. Lo studio, recentemente apparso sulla rivista Neuropsychologia, consente di comprendere i processi neuronali che si attivano nel momento in cui osserviamo un’azione ‘sbagliata’ inducendoci, per esempio, a non imitarla.
