Alla scoperta della scienza

Con Google Earth avvistato cratere d’impatto da meteorite perfettamente conservato

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Giovedì, 22 luglio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Mineralogia

E' quello che si direbbe un cratere "perfetto": nonostante i secoli o forse i millenni trascorsi dalla sua formazione, mantiene ancora perfettamente conservate tutte le sue strutture. La cavità, del diametro di 45 metri e profonda 16, è stata scoperta nel deserto dell'Egitto meridionale da una equipe di ricercatori italo-egiziani. Sul nostro pianeta è un cratere dalle caratteristiche davvero uniche.

Cratere Meteorite Egitto

Finora infatti tutti i crateri da impatto conosciuti presentavano deterioramenti prodotti dagli agenti esogeni, come ad esempio acqua, vento, vegetazione. Tutti, tranne questo: il suo stato di conservazione, probabilmente agevolato dal clima desertico e da una coltre di 6 metri di sabbia che lo ricopre, è paragonabile a quello di strutture simili osservate nel Sistema solare su pianeti privi di atmosfera o coperti da ghiaccio.

La conservazione delle strutture primarie di impatto, associate alla presenza degli abbondanti resti di un meteorite metallico e di tipiche strutture metamorfiche (metamorfismo da shock) nelle rocce incassanti (delle arenarie del Cretaceo), contribuiscono a fornire un’immagine unica sui crateri da impatto causati da meteoriti a piccola scala. Questi ultimi sono infatti molto rari sulla superficie terrestre in quanto vengono erosi rapidamente ed i pochi identificati fino ad ora (15 inferiori ai 300 m di diametro contro i 176 di diametro maggiore ai 300 km) mostrano assenza di alcune o tutte le loro strutture primarie.



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Ascoltando il respiro dei monti si possono prevenire le frane

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Venerdì, 21 maggio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Tecnologia

Nell’ambito del progetto strategico del Politecnico di Milano PROMETEO - PROtezione pubblica: MEtodologie e TEcnologie Operative (con il supporto della Provincia di Lecco), un gruppo di ricerca dell’Ateneo coordinato da Cesare Alippi, ha sviluppato un sistema avanzato per il monitoraggio di frane di crollo, unico e innovativo nel panorama della previsione e prevenzione dei dissesti idrogeologici.

Obiettivo primario del progetto è poter correlare emissioni microacustiche e informazioni tradizionali per ottenere strumenti predittivi per la definizione di mappe dinamiche di rischio di crollo. Indicazioni preziose per la progettazione di piani di emergenza, per la valutazione del rischio residuo e per l’individuazione delle linee di intervento possibili.

La parete di riferimento, su cui si sta sperimentando il sistema, è il Monte San Martino a Lecco, area storicamente soggetta a frane di crollo e su cui esistono ammassi rocciosi a rischio di collasso per volumi superiori a decine di migliaia di metri cubi di roccia.

Queste problematiche sono comuni sulle Alpi e diventano critiche quando la parete a rischio grava sull’ambito urbano (come nel caso del monte S.Martino) o stradale.
Il crollo delle pareti rocciose è un fenomeno di difficile predizione. Le soluzioni satellitari non possono essere impiegate mentre le soluzioni tradizionali che valutano, ad esempio, l’allargamento delle fratture esistenti, non riescono a spiegare i meccanismi fenomenologici che portano al distacco della roccia vanificando l’efficacia dell’azione predittiva.


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L’esperimento Borexino guarda al centro della terra

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Mercoledì, 3 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Fisica

Una nuova dimostrazione della straordinaria qualità della fisica italiana. L’esperimento Borexino ai Laboratori sotterranei del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ha visto in modo certo, per la prima volta al mondo, particelle provenienti dall’interno della Terra, là dove si forma il calore del nostro pianeta.

Esperimento Boxerino

Lo studio viene pubblicato dal sito scientifico online arXiv.org. I ricercatori di Borexino (provenienti da istituti italiani, americani, tedeschi, russi e polacchi) coordinati dal professor Gianpaolo Bellini, dell’INFN di Milano, hanno visto per la prima volta con l’esperimento situato nei Laboratori del Gran Sasso, i “geoneutrini”. Cioè gli antineutrini (la più piccola e elusiva particella di antimateria) provenienti dall’interno del nostro pianeta.

Queste leggerissime particelle ci dicono che migliaia di chilometri sotto la crosta terrestre, degli elementi radioattivi come l’uranio si trasmutano (decadono) e producono enormi quantità di quel calore che muove i continenti, scioglie le rocce e le trasforma in magma e lava per i vulcani.
Tramite i geoneutrini, gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare hanno la prova che questa radioattività sia una delle principali fonti di energia del pianeta, anche se probabilmente non l’unico combustibile della fucina che produce le decine di migliaia di miliardi di Watt che scaldano la Terra.


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Smaltimento delle scorie radioattive: aspetti geologici e geofisici in Sud Africa

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Lunedì, 1 marzo 2010 • Commenti 1 • Categoria: Territorio

In pochi luoghi come il Sud Africa la geofisica e la geologia condizionano la vita quotidiana. Johannesburg è costruita sopra un gruppo di miniere d'oro, costituite di un labirinto di gallerie che si estendono su una lunghezza complessiva di qualche centinaio di kilometri, raggiungendo profondità di ben oltre i 3km. Il materiale scavato forma le montagne di rocce gialle triturate che determinano la topografia della città.

L'oro, ed altri elementi preziosi come il nichel e il platino hanno contribuito alla prosperità dell'impero Britannico e allo sviluppo industriale del Sud Africa. I ritrovamenti dell'oro sono posizionati negli strati di un bacino di forma arcuata, creata dall'impatto presso il villaggio di Vredefort (Patrimonio Mondiale Unesco dell'Umanità) di un mega-meteorite il cui cratere ebbe un diametro di circa 300km.

Rifiuti Nucleari

A parte la presenza dei crateri d'impatto, il territorio sudafricano è relativamente stabile sotto il profilo geologico. Questo è stato uno dei motivi per cui a partire dagli anni 80 sono stati sviluppati programmi di ricerca e di costruzione di un centro per lo smaltimento delle scorie radioattive.

Il problema delle scorie radioattive è diventato un tema di attualità anche in Italia, con la ripresa della pianificazione di impianti di energia nucleari. A contrario del Sud Africa, l'Italia ha una vivace attività sismica, che copre quasi tutto il territorio, con eccezione della Sardegna, un fatto che è di fondamentale importanza nella costruzione di siti potenzialmente sensibili.


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Un mare di diamanti sotto i gas di Uranio e Nettuno

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Venerdì, 29 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Spazio

Diamanti e ancora diamanti, piccoli e grandi, che galleggiano su un oceano di carbonio liquido. Uno scenario da sogno che potrebbe trovarsi all’interno di Urano e Nettuno. Uno scenario ipotizzato dall'INAF - Istituto Nazionale di AstroFisica - dopo i risultati ottenuti da un esperimento nato per studiare il comportamento dei diamanti in condizioni ambientali estreme, con pressioni 40 milioni di volte maggiori di quella a livello del mare.

Mare di diamanti su Uranio e Nettuno

Le stesse condizioni ricreate dall’esperimento si trovano all’interno dei pianeti giganti gassosi: come nel caso di Urano e Nettuno, grandi sfere di gas il cui nucleo, secondo i modelli attuali, sarebbe solido e avvolto da un mantello di ghiaccio d’acqua, ammoniaca e metano.

Per alcuni però, è più probabile che vi sia un nucleo liquido di carbonio, sottoposto alle enormi pressioni dovute al peso degli strati gassosi sovrastanti.


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Prevedere i terremoti? Purtroppo è un'utopia.

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Mercoledì, 25 novembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Territorio

"La vicenda Giuliani sui segnali precursori di terremoto ha inciso profondamente l'opinione pubblica, lasciando forti dubbi e perplessità. Ma prevedere i terremoti, allo stato attuale delle conoscenze e delle tecnologie di cui disponiamo, non è assolutamente possibile".
Si esprime senza mezzi termini Dario Albarello Professore Associato presso l'Università di Siena presente al convegno del Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida, svoltosi la scorsa settimana.

Previsione dei terremoti e studi di pericolosità
basati sull'analisi dei precursori sono due temi che procedono in parallelo, ma se il primo si presta a facili speculazioni che rischiano di diffondere false convinzioni, il secondo è gravato da una cronica quanto colpevole mancanza di finanziamenti.

I precursori a "breve termine" sono segnali che la Terra invia e che i sismologi tentano di inquadrare in modo organico sì da costruire un sistema di previsione.
Tra essi vi è il famigerato radon, gas che fuoriesce dal suolo in corrispondenza dei movimenti della terra, lo studio dei campi di deformazione con misure geodetiche, il flusso di anidride carbonica e segnali elettromagnetici.

Tuttavia a detta di molti esperti, il loro valore predittivo non è così certo.


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I vulcani nella Carta Geologica d'Italia: risultati inusuali e problemi aperti

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Martedì, 14 aprile 2009 • Commenti 0 • Categoria: Eventi & Appuntamenti

Il 21 maggio 2009 si terrà a Roma, presso la sede ISPRA di via Curtatone n. 3, il workshop dal titolo “I vulcani nella Carta Geologica d'Italia: risultati inusuali e problemi aperti”.
Il workshop, organizzato dal Servizio Geologico d'Italia (ISPRA) con il patrocinio della Commissione IYPE (Anno Internazionale del Pianeta Terra), ha lo scopo di diffondere i risultati del Progetto di Cartografia Geologica Nazionale alla scala 1:50.000 (CARG) nelle aree vulcaniche italiane.

E' rivolto agli specialisti che operano nel Progetto CARG e che si occupano di stratigrafia, rilevamento e cartografia geologica in aree vulcaniche nonché a quanti sono interessati all'argomento.
Questo appuntamento, che dà seguito in ambito più settoriale al Convegno sul Progetto CARG dell'Ottobre 2008, rappresenta un'ottima occasione per mettere a confronto le diverse sperimentazioni maturate dai Gruppi di Lavoro che hanno curato la realizzazione dei fogli geologici alla scala 1:50.000 nei diversi contesti vulcanici e geologici italiani.

Ha lo scopo di stimolare la discussione e lo scambio di idee sulle esperienze acquisite e le diverse soluzioni adottate, nonché sulle criticità che necessitano di decisioni il più possibile condivise ed applicabili all'intero ambito nazionale, in un confronto costruttivo ed ampio volto a tracciare un bilancio complessivo sulla sperimentazione condotta e conseguentemente a suggerire eventuali affinamenti e approfondimenti ai principi normativi del Progetto CARG.


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