Alla scoperta della scienza

Scoperto il più lontano buco nero nello spazio profondo

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Venerdì, 5 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Spazio

Usando il Very Large Telescope dell’ESO, gli astronomi hanno scoperto un buco nero di massa stellare in un’altra galassia, molto più lontano rispetto a tutti i buchi neri individuati finora. Con una massa superiore a 15 volte quella del nostro Sole, questo buco nero stellare è il secondo più massiccio scoperto fino ad ora e fa coppia con una stella che diventerà presto anch’essa un buco nero.

I buchi neri stellari scoperti nella Via Lattea raggiungono masse fino a dieci volte quella del Sole e non vanno certo presi alla leggera. Eppure, spingendosi oltre la nostra galassia, questi potrebbero essere solo dei ‘pesi piuma’, visto che gli astronomi hanno scoperto un altro buco nero con una massa superiore a quindici volte quella del Sole. Si tratta del terzo oggetto di questo tipo individuato finora.

Buco Nero

Il buco nero appena annunciato si trova nella galassia a spirale NGC 300, distante sei milioni di anni-luce dalla Terra.

È dunque il buco nero stellare più lontano scoperto finora e di cui si è potuta determinare la massa, ed è anche il primo ad essere osservato al di fuori del Gruppo Locale, il nostro ‘vicinato’ galattico.
L’insolita compagna del buco nero è una cosiddetta stella Wolf-Rayet, anch’essa con una massa pari a circa venti volte quella del Sole. Le stelle Wolf-Rayet sono prossime al termine della loro vita, e durante questa fase rilasciano i loro strati esterni nello spazio circostante prima di esplodere sotto forma di supernovae, mentre il loro nucleo collassa e formerà infine un buco nero.


ESO PR Photo 04a/10 - Il buco nero all’interno di NGC 300 X-1 (illustrazione artistica)


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La seconda legge di Newton e i dubbi sulla materia oscura

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Venerdì, 5 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Spazio

Una nuova versione di una vecchia teoria propone una modifica alla seconda legge di Newton e mette in dubbio l’esistenza della materia oscura. Dunque per la materia oscura non c’è pace. Ogni volta che qualcuno deduce la sua presenza in nuove zone, ecco spuntare teorie che addirittura ne smentiscono l’esistenza. L’ultima è tornata alla ribalta in questi giorni ed è una versione rinnovata di un’ipotesi risalente ai primi anni 80.

Legge Newton e materia oscura

Secondo questa teoria in determinate circostanze la seconda legge di Newton, quella che dice "forza uguale a massa per accelerazione", va ritoccata. Si tratterebbe di una piccola modifica, che una volta applicata avrebbe importanti conseguenze anche sulla materia oscura. L’esistenza di tale materia è infatti frutto della deduzione: sappiamo che le traiettorie di molte stelle e galassie sono perturbate dall’attrazione gravitazionale esercitata da qualcosa che non vediamo.

E deduciamo che quel qualcosa sia materia che non emette luce. La materia oscura per l’appunto.
La piccola modifica alla legge di Newton spiegherebbe queste traiettorie e renderebbe di fatto inutile ipotizzare la presenza della materia oscura.


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Una ricerca italiana scopre come si nascondono i buchi neri giganti

Scritto da Luca De Nardo - 100scienze • Giovedì, 10 settembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Spazio

Una ricerca italiana, in corso di pubblicazione su Monthly Notices, risolve un problema dibattuto da almeno due decenni: quanti sono, sul totale dei buchi neri supermassicci, quelli oscurati da nubi di polvere?
Utilizzando i dati del satellite INTEGRAL, gli scienziati hanno scoperto che sono circa 1 su 4, e che la discrepanza fra osservazioni in diverse bande è dovuta alla maggiore o minore distanza di queste sorgenti dalla nostra galassia.

Gli astronomi li chiamano «AGN fortemente oscurati»: sono galassie che hanno al centro un buco nero supermassiccio, oscurato però da materiale talmente denso da assorbire le pur potentissime emissioni ad alta energia.
Ma quanti sono, rispetto al totale degli AGN?

Su questo punto, che ha implicazioni fondamentali per l’astrofisica, c’è parecchio disaccordo.

Alcune osservazioni ad alta energia (nei raggi X e gamma), infatti, sembrano indicare che siano appena 1 su 10, mentre quelle nella banda ottica ne individuano una percentuale assai più cospicua.

Ora, uno studio guidato da astrofisici dell’INAF potrebbe aver chiarito il mistero: i buchi neri supermassicci avvolti da un pesante toro di polvere (AGN Compton-thick, questo il loro nome esatto), osservati nei raggi gamma, sono una frazione rilevante della popolazione totale di AGN, ma più sono distanti e più è difficile individuarli.


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